l'arte feconda

 

Siamo entrati in una nuova era artistica all’insaputa degli intellettuali e dei critici: quella dell’arte feconda.
La velocità incalzante con cui avanziamo a livello tecnologico e con cui gli eventi su questa terra si susseguono nell’età della comunicazione, che ha quasi bandito il semplice contatto umano a voce e sguardo, obbliga l’arte a fare la sua parte.

 

Un salto di coscienza, un passo verso una consapevolezza più profonda nata dall’introspezione e dal sentire universale, non può essere portato avanti dai mezzi divulgativi di massa, ma ben in modo più sottile dall’alito leggero e „biodegradabile“ dell’arte.

 

L’arte in generale e così anche la letteratura smettono di avere un solo fine estetico o di rottura dai vecchi schemi che ci hanno soffocato in passato e inizia a costruire.

 

Scrivere è un atto personale, intimo. Pubblicare è un atto di coraggio per condividere.
Non è un ostentare come nei social media ma è un entrare silenzioso nella coscienza, nell’emozionalità, nel profondo sentire umano per risvegliarlo alla sua verità. Ed è la verità che trasforma.
Il passo del singolo diventa passo universale in questo comune viaggio in cui tutti siamo compagni di cammino e ci aiutiamo a vicenda ad avanzare.

 

Strumenti molto potenti sono la penna, le note e il pennello, con cui giostriamo noi artisti, quando somministriamo al prossimo la nostra arte.
Ci intrufoliamo dentro di lui e siamo in grado di modificarne il sentire, alternandone lo stato d’animo, la visuale, l’orizzonte.

 

Ogni problematica può essere discussa a lungo e sezionata minuziosamente ma i discorsi raggiungono per lo più il nostro apparato celebrale e mettono in moto un mezzo già in sé molto attivo: il pensiero.
L’arte invece è „biodegradabile“, perché entra dentro di noi inconsciamente, toccandoci in modo più sottile per mezzo delle emozioni.
L’arte viene così assorbita e diventa parte di noi stimolando il cambiamento da dentro in modo semplice e diretto.

 

Per questo l’arte feconda prende la sua responsabilità seriamente, responsabilità che già in sé esiste, essendo una conseguenza del suo alto potenziale infettivo e quasi oserei dire manipolante.

 

L’arte feconda non vuole bensì manipolare ma soltanto risvegliare a una presa di coscienza di se stessi, che rende anzi immuni alle manipolazioni.
Così la poesia, il romanzo, il quadro, la canzone, pur non avendo il contenuto informativo e didattico di un saggio, di articolo sul quotidiano o di una conferenza a tema, lavorano in modo immediato e intuitivo l’animo umano.

 

In questa corrente letteraria, da me appena coniata, solo a livello di definizione perché già esiste, vorrei collocare anche le mie opere e quelle di mia sorella Gioiella Barontini.

 

Nel nostro percorso di scrittura abbiamo entrambe deciso che se l’ispirazione, vista come un vento impersonale che soffia attraverso gli esseri umani, ci viene regolarmente a visitare, spingendoci con una forte energia coercitiva a scrivere, allora ci deve essere un motivo più grande.

 

Se questa impersonale energia bussa alle nostre porte e noi le diamo corda con le nostre penne, allora significa che queste parole, prima sussurrate alla coscienza e poi scritte, devono essere condivise.
„Ed è per questo che la poesia diventa parola“, per citare una frase di mia sorella Gioiella durante la presentazione comune presso il centro dell’Associazione Kore il 7 aprile 2018.

 

Questo articolo è un invito a tutte le arti impersonali, che sono distribuite in multicolori talenti tra le persone, a esprimersi e a essere condivise per camminare insieme!

 

Maria Luisa Barontini

 

Questo articolo è stato pubblicato sul periodico dell'Associazione Kore Follonica nel giungo 2018

 

 

 

Seguono due poesie e un testo degli ultimi libri di Gioiella Barontini e Maria Luisa Barontini :

 

 

 

PASSO’ IL  SOFFIO DI LUCE

 

Passò il Soffio di Luce…

 

A chi andava  disse: -Fermati!-

 

A chi stava disse:-Va!-

 

A chi taceva propose:-Parla!-

 

e a chi indulgeva in chiacchiere disse:-Taci!-

 

Per chi sudava fu vento fresco,

 

per chi aveva freddo fu un tepore.

 

A chi era preso nel fare

 

suggerì il riposo,

 

a chi indugiava sollecitò l’azione.

 

Così alcuni bisticciarono,

 

ciascuno affermando

 

quello che aveva udito

 

come unica verità del Soffio…

 

ma Esso non si può rinchiudere,

 

bisbiglia in cuore a ciascuno

 

ciò che gli occorre

 

e nessuno mai potrà scolpire nel marmo

 

le Sue parole di Luce e di Vento.

 

 

 

QUESTO GIORNO SOLTANTO

 

Se potessimo

 

vivere questo giorno

 

come avessimo questo giorno soltanto,

 

cambierebbe il mondo

 

in un giorno!

 

Non potremmo più rimandare…

 

Alla luce dell’ultimo giorno

 

cambia il sapore delle cose,

 

l’orizzonte,

 

la prospettiva,

 

il colore del quadro,

 

il suo profumo…

 

Alla luce dell’ultimo giorno

 

gli affetti si esprimono

 

vestendosi di tenerezza.

 

Alla luce dell’ultimo giorno

 

si scordano i nonnulla

 

e si vede tutto sotto una luce nuova,

 

quella appunto dell’ultimo giorno,

 

luce di bellezza.

 

Benedetto ogni giorno

 

che viviamo

 

come ultimo!

 

Poesie estratte dalla raccolta di Gioiella Barontini “Il respiro delle nuvole”; Edizioni Landolfi

 

 

 

“La ruota della fortuna era stata fino a quel momento un’allegoria, di cui non ero in grado di penetrare il vero significato. Fu dopo la lettura della fatidica lettera che per la prima volta io capii come mai da secoli la sorte veniva raffigurata con questa immagine simbolica. Il nostro viaggio su questa terra è un muoversi continuo di minuti, giorni, settimane e mesi, fino a quando tutti gli anni saranno compiuti.

 

Ma la sua danza non è sempre uguale.
A volte la vita si gira su se stessa con una forza solare ed eccentrica, che sembra attirare a sé ogni favore senza fatica.

 

Poi in un attimo inaspettato inizia a cambiare rotta e il suo girare diventa un disperdere, un allontanare coercitivo di forza, di salute, gioia, denari e amore.

 

Quando la ruota prende questa traiettoria rimaniamo attoniti e sorpresi.
Come ci sono sembrati normali i mesi del profitto, così ci sembra impossibile il tempo della perdita e del distacco.
Se avessimo la possibilità di allontanarci dall’individualità della nostra esistenza per rimirare dall’alto l’enorme ruota, che ci lavora con la gioia e col pianto nel corso del cammino, forse sentiremmo anche adesso, che nulla è eterno e che anche questa fase finirà.
Invece ora nel mezzo di questo trambusto ostile cerchiamo con forza di fermare l’arnese che gira minaccioso, ma non ci accorgiamo che è molto più grande di noi.”

 

Estratto dal romanzo di Maria Luisa Barontini “Sul mio cammino pioggia di stelle”, Vertigo Edizioni.

 

 

 

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