confrontarsi con la irrequietezza del proprio cuore

Così tante forze agiscono fuori e  dentro di noi. Nell'era del digitale anche la vita di ognuno di noi sembra accellerarsi. Nonostante ciò per ritrovare il bandolo della matassa che ci conduce alla profondità del nostro essere, al nostro cuore, abbiamo bisogno di spazio anche temporale. Le nostre esigenze primarie a livello psichico ed emotivo, i nostri veri bisogni non sono cambiati nell'era dell'internet. E siccome la nostra anima non vibra alla stessa lunghezza d'onda della società moderna con tutte le sue sfide esterne e interne ci troviamo molte volte disorientati.
Più ci immergiamo nella confusione delle nostre vite, più scappiamo dal dolore del nostro involuto silenzio e più accresce questa irrequietudine. Perchè l'irrequietudine in verità è solo un segnale d'allarme che ci indica qualcosa dentro di noi che reclama di essere guardato, osservato e prima di tutto accettato.
Nessuno di noi ama vivere nel malessere. Eppure se non ci fermiamo a guardare silenzosi e riconciglianti il dolore che abbiamo dentro non riusciremo a dissiparlo ma solo a coprirlo e la nostra irrequietezza crescerà come la quantità di veli necessari per coprire il fondo.
Quando la prossima volta sentiamo il dolore all'altezza dello stomaco o come una chiusura alla gola, al cuore o ovunque questo si manifesti nel nostro corpo, fermiamoci e scoperchiando silenziosi il suo velo guardiamoci dentro e stiamoci insieme. Stiamoci insieme come in un momento di lutto si starebbe vicino ad un amico, siedendoci accanto a lui, tenendogli la mano, guardolo negli occhi. Non per cambiare qualcosa, non per giudicare, non per evitare, non per levare di torno il dolore. Questo silenzio che è un dovere verso un vero amico , così come lo è stargli accanto, guardare il suo dolore e accettandolo sostenerlo, dargli il tempo di eistere, anche se non è allegro, nè entusiasmante, nè eccitante ma solo VERO, ESTREMAMENTE VERO.
Tenendo la mano dell'amico si percepisce una vicinanza profonda e con il passare del tempo. dei giorni, delle settimane lo si può accompagnare al di fuori del lutto, dove lui sarà in grado poi di rinascere a nuova vita arricchito dalla profondità di questa esperienza.
Così si può fare anche con noi stessi. In silenzio guardare il dolore, ascoltarlo, lasciarlo bruciare, esserne testimoni silenziosi e per tutto il tempo che ci vuole rimanerci vicino, come il miglior amico di noi stessi.
Un buio su cui si lascia intravedere un raggio di luce non è più così tenebroso.
Provateci e rimanete, rimanete, non scappate via.
Il vostro migliore amico, il vostro cuore, vi ricompenserà con la pace e la fine dell'irrequitezza che ora vi divide dal vostro sè più profondo.

Buon viaggio nelle profondità del vostro essere!

Vostra Maria Luisa

 

 

Bild aus canvas.com


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